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giovedì 3 marzo 2016

4 marzo 1943 ... e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino


Marzo? 4/3/1943 ... Il brano, data di nascita di Lucio Dalla, che partecipò al festival di Sanremo del 1971 non prima, però, di accusare il colpo impietoso della mannaia censura; tant'è che, nella prima stesura, terminava con "e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino", rimaneggiato con "e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino", con buona pace dei "bigotti", visto che avrebbe dovuto portare il titolo "Gesù Bambino", perché anche su di esso "apriticielo" visto che si trattava di una ragazza madre. Inizialmente fece parte di un 45 giri poi confluito nell'album "Storie di casa mia", dove è presente "Il gigante e la bambina" cavallo di battaglia di Ron, ed anche "Itaca" ("Capitano che hai negli occhi, il tuo nobile destino, pensi mai al marinaio, a cui manca pane e vino?") laddove il Coro è formato dai lavoratori della RCA (etichetta discografica del disco) che interpretano il coro della ciurma di Ulisse.
Questo album che nelle intenzioni rappresentava una sorta di sperimentazione, sia per le voci che per le soluzioni musicali, prosegue nel percorso iniziano con "1999" in cui spicca "paff ... Bum" che ci rimanda alle sonorità sixties, fra il soul lo ye ye e l'orchestralità di quegli anni.
Io mi fermerei qui, perché il Lucio Dalla che conosciamo è quello che ci ha, davvero, regalato colonne sonore della nostra vita, brani che di volta in volta hanno segnato episodi importanti della nostra storia personale ed umana, almeno per quanto mi riguarda. Con le sue svolte musicali ora in senso cantautorale o nelle svolte pop, quandanche liriche. Dalla comunque è rimasto sempre se stesso, riconoscibile nel suo stile. Scrivere dopo 4 anni dalla sua scomparsa (1° marzo 2012) mi consente di avere un approccio distaccato, lontano dalle celebrazioni di Stato, radiofoniche e giornalistiche, fin troppo esagerate e d'occasione, e che ultimamente pare ne abbiano dimenticato persino il nome. Oggi ci resta una enorme eredità musicale che per una questione di brevità non potrei indicare o censire, una eredità che alberga nei nostri cuori, e che di tanto in tanto ci aggrada canticchiare, a volte nei nostri lunghi viaggi in macchina, nella solitudine, in punta di voce o mentalmente, immaginandoci la sua musica e, perché no?!, Lucio che suona il clarinetto come un cherubino che laicamente accompagna la nostra vita. Ciao "Capitano"