Da domani (e per altri pochi
giorni, poi calerà il silenzio) scorreranno sul web fiumi di parole, frasi,
immagini sull’otto marzo.
Qualcuno parlerà di festa,
qualcuno di giornata internazionale;
qualcuno andrà al ristorante con le amiche, qualcuno in piazza a dir qualcosa.
Io, sinceramente, mi sono stufata
di assistere ogni anno alla
solita tiritera, dove a parlare sono quasi sempre uomini, gli stessi che a
parole esaltano la figura femminile e nei fatti la trattano da elemento
secondario, giudicando i suoi gesti, limitando la sua libertà, legiferando sul
suo corpo, etc. etc.
E se invece parlassimo di donne in maniera un po' diversa? se parlassimo di
femminilità?
Domanda secca: cos’è? Se non
vogliamo scomodare sociologa,
antropologia, psicologia, etc, è
semplice rispondere qui: è l’insieme delle caratteristiche psichiche, fisiche e
comportamentali di una donna. In una sola parola: valore. Eppure, diciamocelo,
quanti, parlando di femminilità, pensano al valore di una donna e non al suo
corpo?
Il pregiudizio, a volte,
sfugge al controllo della mente. Si dice
femminilità, si pensa seduzione. Si pensa seduzione e ci viene in mente la
“femme fatale” quella adotta strategie seduttive per raggiungere i suoi
obiettivi o, semplicemente, essere al centro dell’attenzione. Eppure esiste una
seduzione che è slegata da questi stereotipi,
è la seduzione che,partendo dall’anima, si
esplica in una “energia vitale” e coinvolge la donna nel suo essere completo.
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